Durante il mio cammino di Santiago, ho avuto modo di pensare moltissimo su svariati temi della vita.

Tra le tante cose che sono emerse dal mio dialogo interiore 🙂 e sulle quali ho riflettuto, è stata l’importanza della persona, dell’essere umano.

Mi sono reso conto come l’abitudine, la fretta, il DEVO fare le cose, ci distolga da ciò che rende la nostra vita ricca, vale a dire la relazione con le persone, il contatto umano.

Nel posto di lavoro, tra colleghi, a volte non ci saluta nemmeno, siamo troppo impegnati a soggiornare nel NOSTRO mondo senza accorgerci che affianco a noi c’è un essere vivente che potrebbe renderti la vita più bella se solo ci degnassimo di un piccolo cenno d’intesa. Un sorriso sarebbe la cosa ideale essendo anche contagioso, ma purtroppo ho constatato che è diventata una merce rara di scambio.

Durante il cammino di Santiago, hai la possibilità e anche fortuna di conoscere persone di ogni genere, ognuno con la propria storia, ognuno con le proprie difficoltà, ognuno con il proprio obiettivo. La cosa meravigliosa è che nessuno ti chiede cha lavoro fai, nessuno ti chiede che titolo di studio hai, che macchina guidi, alla gente interessa ciò che sei in quel momento, come persona, come essere umano.

Ricordo un giorno, quasi verso fine tappa, che decisi di rifiatare all’ombra sotto un albero, al riparo dal sole a dai 40 gradi che hanno contraddistinto il mio cammino, la gamba sinistra faceva male, i tendini dietro il ginocchio non mi permettevano una camminata regolare, inoltre lo zaino con i suoi 9 kg rendeva la mia deambulazione ancora più complicata. Appena vidi un albero non ci pensai due volte e mi misi sotto, non avevo nessuna intenzione di sedermi, chi si sarebbe rialzato poi? Cosi decisi di rimanere in piedi, flettendo il busto in avanti e appoggiando il palmo della mani sulle ginocchia per dare respiro anche alla schiena.

Nemmeno il tempo di realizzare che mi ero fermato, che i pellegrini che mi passavano affianco si fermavano per chiedermi come stavo, se avevo bisogno di una mano, chi mi offriva dell’acqua chi addirittura si proponeva di portarmi lo zaino.

Non cedo che nella vita di tutti i giorni esista una così vasta gamma di attenzioni da parte del prossimo, iniziamo NOI semplicemente chiedendo alle persone che incontriamo, come va? Come stai, tutto bene? Magari possiamo esagerare con un: SEI FELICE?

Nell’era digitale, la vera rivoluzione sarà quella di riscoprire le persone che ci sono affianco, la vera rivoluzione sarà tendere una mano al mio collega, al mio amico in difficoltà, dobbiamo partire dalle cose semplici dalle cose essenziali, non dare nulla per scontato, godiamo dei momenti che la vita ci dà la possibilità di vivere, senza se e senza ma, senza essere sempre rivolti al futuro senza essere sempre connessi.

A riguardo porto come esempio una cosa che mi è accaduta di recente durante un incontro con un centinaio di genitori, dove si parlava della comunicazione con i figli nell’era del web, ai quali ho chiesto quanti avessero spento il cellulare, secondo te quanti? Te lo dico io. Solo tre, solo tre persone avevano spento il cellulare.

Questo vuol dire che una parte del cervello delle 97 persone presenti era “collegato” con con lo smartphone e si poneva le domande del tipo: chi mi avrà mandato un messaggio? mi avrà cercato qualcuno? il mondo fuori ha bisogno di me? Questo vuol dire non essere presenti al 100%, questo vuol dire non godersi appieno l’attimo, non stare nel qui e ora.

Prendiamoci come impegno quello di spegnere il cellulare in alcuni momenti della giornata, impariamo a staccarci dal mondo virtuale e dedicarci al mondo reale, stiamo con le persone che ci sono vicine, impariamo a comunicare le nostre emozioni, a condividere i nostri stati d’animo, impariamo l’assertività per migliorare le nostre relazioni e le nostre vite.

Diamo valore alle relazioni, partiamo da noi stessi, diamo valore alle splendide persone che siamo, diamo valore alle nostre unicità, diamo valore ai nostri difetti, accettiamo quelli degli altri, tendiamo una mano al nostro vicino, iniziamo una nuova trasformazione quelle delle persone, solo così potremmo avere un mondo migliore.

“Le persone non si aspettano. I treni si aspettano, alle persone si va incontro”

Simone

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