Conosco Michele Moroni nel gennaio 2015 quando ebbe inizio la mia avventura a Cremona. Giocatore dall’ottima tecnica una mezz’ala di qualità, ragazzo per bene, educato, sempre sorridente e disponibile nonostante le difficoltà, che seppur giovanissimo (classe 1994) è stato chiamato ad affrontare.

Michele era arrivato a Cremona a seguito del fallimento del Parma, che ne deteneva il cartellino, sembrava uno spiraglio giocare in una squadra importante come quella grigiorossa, ma purtroppo a settembre si infortunò al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.

Non era il suo primo infortunio purtroppo, aveva già avuto un’intervento al menisco del ginocchio destro, e a 17 anni la rottura del legamento posteriore del ginocchio sinistro.

Per avere solamente 21 anni il bollettino di guerra è di quelli importanti, ma Michele ha un sogno, quello di giocare a calcio, quello di fare il professionista e allora si rimette sotto e lavora sodo, comincia ad allenarsi mentalmente, comprende che deve attingere a tutte le sue risorse per raggiungere il suo obiettivo. Il recupero procede bene, il Mister verso la fine di Febbraio comincia a convocarlo alle partite per fargli rivivere l’emozione della gara. Ricordo ancora il suo volto sorridente alla prima convocazione dopo mesi di assenza dallo stadio, assomigliava ad un bambino mentre scarta il regalo natalizio.

Sembra finalmente rivedere la luce, gli allenamenti oramai li effettua tutti con la squadra il ginocchio sembra tenere, fino a quando uno scontro in allenamento gli provoca un dolore acuto allo stesso ginocchio, è solo una distorsione pensiamo noi è impossibile che si possa rompere nuovamente lo stesso legamento.

Dopo poco arriva la risposta degli accertamenti fatti, il dottore ci avvisa: il ginocchio di Moro, si è rotto nuovamente!
Michele per un pò di giorni sceglie il silenzio, si isola attorniato solo dalla sua famiglia che come sempre gli sta vicino. Siccome lui conosce bene il significato di resilienza, si rimette al lavoro, deve raggiungere il suo sogno e non ha più tempo da perdere, deve farsi trovare pronto per l’inizio del campionato.

Completa il suo recupero prima di andare a giocare a Macerata nel gennaio 2016, pensando di trovare un ambiente che gli permettesse di riprendere a giocare a calcio. Purtroppo la società sta attraversando un momento economico difficile, anche trovare dove allenarsi a volte può ritenersi una fortuna, nonostante tutto, mentre la società sta scivolando verso il fallimento, Michele cerca di mantenere i suoi standard di allenamento.

Finisce un’altra annata tribolata, rientra a Cremona, che nel giugno 2017 decide di rigirare il ragazzo in prestito al Santarcangelo di Romagna.  L’ambiente sembra quello giusto, stanno allestendo una squadra per mantenere la categoria, sarà un campionato di grande battaglie e Michele con la sue doti tecniche potrà sicuramente dare il suo contributo.

Comincia a giocare con una certa continuità, ha bisogno di mettere minuti nelle gambe, come si usa dire in gergo calcistico, è focalizzato, oltre che fisicamente continua ad allenarsi mentalmente, inizia un regime alimentare personalizzato non lascia nulla al caso. La sfortuna, nonostante tutto, non lo vuole abbandonare sembra che si sia affezionata a lui, in uno scontro di gioco si rompe il setto nasale, resta comunque in campo e termina la gara.

Contro la Triestina dovrebbe giocare con una maschera protettiva al volto, ma decide di non indossarla perché non gli permette di vedere bene e mi dice sorridendo : “Simo, così sembro più cattivo”! 🙂

Il “Rocco” di Trieste è sempre un bellissimo stadio, decisamente da serie A, giocarci è particolarmente emozionante. Conosco i genitori di Michele all’ingresso dello stadio e insieme prendiamo posto per vedere la partita.

Inizia la partita e passano solo venti minuti quando la Triestina passa in vantaggio.
Il Santarcangelo nonostante tutto tiene bene il campo non indietreggia anzi, riesce ad alzare il baricentro e ad avvicinarsi sempre più alla porta avversaria. E’ il minuto 43 quando con una “spizzata” di testa Piccioni mette in condizioni Moroni di superare il portiere della Triestina con un bel pallonetto: 1a1. (http://www.lega-pro.com/lpc/)

In tribuna il papà non riesce a contenere la gioia ed esulta alzandosi in piedi subito dopo, con estrema galanteria, chiede scusa ai tifosi triestini dicendo che è suo figlio l’autore del gol e che per questo era così felice. Un tifoso triestino allora gli dice :” ma te schersi, se non te gà de festeggiar ti, chi se che gà de farlo?” (ma scherzi? se non devi festeggiare tu, chi lo deve fare?). Anche i tifosi triestini hanno compreso quanto era importante il gol per Michele :-).

Quando qualche atleta mi dice che ha dei cali di rendimento a seguito di infortuni, porto sempre l’esempio di Michele che ancora una volta mi fa capire che per essere resilienti è indispensabile:

  • Avere un obiettivo forte
  • Avere costanza. Una gocciolina d’acqua alla volta riesce a riempire una caraffa
  • Affiancarsi di persone che vogliono, insieme a te, raggiungere il tuo obiettivo.
  • Attorniarsi di persone positive che desiderano il tuo bene e non solo il loro (nel mondo del calcio in particolare è facile trovare persone che si avvicinano ai giocatori solo per interessi propri )

Chiaramente non è un gol o il voto della Gazzetta dello sport come miglior giocatore della partita, a dire che Michele ormai ha raggiunto il suo obiettivo, è solo un passettino, è solo avere la convinzione che la strada è quella giusta e che rispetto a qualche tempo fà,  l’obiettivo sembra essere un pò più vicino!

Simone

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