Qualche giorno fa, in un’intervista, l’allenatore della Sampdoria ha elogiato un suo giocatore perché per migliorare le sue prestazione, ha iniziato a svolgere due allenamenti doppi alla settimana. Nel calcio sicuramente fare due allenamenti doppi alla settimana è una cosa più unica che rara e questo fa onore al giocatore in questione, quello che è interessante, è notare quanto si sono allenati e si allenano alcuni atleti delle recenti olimpiadi di Rio:

Elia Viviani medaglia d’oro ciclismo su pista, dichiara:” ho lavorato tanto e bene, semplicemente. Per vincere l’oro olimpico bisogna fare fatica, non c’è alternativa. Anche tripla seduta giornaliera: pista, palestra, pista. Partenze da fermo a ripetizione per limare il gap rispetto agli altri: tre decimi fanno tantissimo nell’economia della classifica finale. E poi studio meticoloso dei materiali, prove nella galleria del vento, modifiche dell’assetto in bici, per essere più aerodinamico. Quanti lavori in altura. E quando non era possibile, la notte a dormire in quota e il giorno dopo a lavorare in pista: tre-quattro ore avanti e indietro. Ci ho investito tanto, si.”

Giovanni Pallielo che con i suoi 46 anni è l’italiano più “esperto” a salire su un podio (ha vinto la medaglia d’argento) ha dichiarato che si allena 8 ore al giorno e spara più di 60.000 colpi all’anno. Che suddivisi per circa 220 giorni lavorativi, al netto dei sabati, le domeniche e un po’ di giorni di pausa, sono circa 237 colpi al giorno.

Tania Caniotto storica medaglia di bronzo nei tuffi alle olimpiadi di Rio, inizia la mattina alle nove, dove si reca in piscina per allenarsi circa un’ora e mezza con pedana facilitante e trampolino a secco. Poi alle undici meno un quarto entra in acqua, dove resta un’altra ora e mezza. Dopo la pausa pranzo, torna in piscina verso le tre, dove fa di nuovo allenamento e piscina, per finire alle sei e mezza del pomeriggio. La cosa sorprendente è che durante un’intervista alla domanda: chi sono i suoi eroi sportivi, risponde: “le cinesi, si alleano il triplo di me, è giusto che vincano loro.”

Come vediamo per ottenere risultati bisogna allenarsi tanto e fin qui nulla di nuovo.

Nel 2007 K. Anders Ericsson psicologo svedese trapiantato nella Università della Florida, svolge uno studio davvero interessante avvalendosi della collaborazione della Accademia della musica di Berlino. Obiettivo dello studio, capire se è più importante avere talento oppure esercitarsi con disciplina.

Il talento viene considerato come una predisposizioni ad eseguire un compito,  per eccellere bisogna esercitarsi “solo” 10.000 ore.

Se calcoliamo tre ore al giorno di esercitazione, servirebbero circa 3.333 giorni che suddivisi per 365 giorni all’anno sono poco più di 9 anni.

Questo vale per qualsiasi tipo di attività: dal lavoro, allo sport e al successo in generale.

Serve comunque fare una piccola e importante precisazione: se io mi alleno per 10.000 ore eseguendo un movimento sbagliato o lavorando in modo poco produttivo, renderò il mio errore automatico senza apporre nessun miglioramento, reiterando quindi l’errore.

Per cui per migliorare serve:

  1. Esercitarsi in maniera mirata. Avere obiettivi ben precisi e definiti a breve e lungo termini. Fai dei piccoli passi quotidiani, un qualcosa in più che ti porta all’obiettivo che ti sei posto.
  2. Essere focalizzati su ciò che facciamo, è raro che si migliori se non si è del tutto concentrati sul compito da svolgere. Bisogna essere sincronizzati corpo e mente. Se mi alleno, lavoro o svolgo un compito con il corpo, mentre con la testa penso ad altro, è difficile credere di migliorare. Mentre fai qualcosa e percepisci di non essere lì con la testa, esegui questo giochetto, fai la telecronaca di ciò che stai facendo, serve a riallinearti e ti riporta la presente, al famoso qui e ora.
  3. Richiedere feedback costantemente al tuo allenatore, al tuo manager, al tuo coach. Modifica, migliora, cambia se serve. Soprattutto esci dalla tua zona di comfort. Spingiti oltre i tuoi limiti altrimenti non migliorerai mai. Come un pianista che continua a suonare gli stessi pezzi allo stesso modo per trent’anni. Questa è una ricetta per la stagnazione, non per il progresso. La soluzione non è “impegnarsi di più” ma “impegnarsi tanto e diversamente”.

Ecco perché inorridisco quando sento dire: abbiamo sempre fatto cosi!

Quindi, se vuoi emergere, se vuoi fare la differenza nella vita, nel tuo lavoro, nel tuo sport, allenati tanto, lavora tanto e mettici entusiasmo.
Inserisci varietà nei tuoi allenamenti e nel tuo lavoro, esci dalla tua zona di comfort. Sii curioso. Fai cose che gli altri non fanno. Stupisci e stupisciti.

Simone

Il mental coach
"Te hominem esse memento"