Articolo-Gazzettino-19.02.2016

Quando si capirà che il mental coach è una risorsa e non una medicina, finalmente faremo un passo avanti.

Questa figura ancora, in Italia particolarmente, viene vista come risoluzione di problemi e non come quello che veramente è, vale a dire una risorsa per l’atleta e per le persone in generale. Nessun espediente, nessun magheggio, solamente delle tecniche per far emergere il meglio che c’è in ognuno di noi, una crescita dell’individuo in generale.

Imparare il dialogo interiore positivo, prima, durante e dopo la gara lo trovo un aspetto fondamentale per un atleta, la mia esperienza sul campo, mi ha insegnato che è proprio questo un aspetto sul quale gli atleti devo lavoro e sul quale, finalmente, anche se a fatica comprendono sia efficace.

Questo è solo un piccolo esempio sul tanto lavoro che c’è da fare nell’allenamento mentale che spesso viene travisato e catalogato semplicemente come motivazione. Quello che pensano di fare presidenti e allenatori che per motivare i propri giocatori urlano, battano i pugni sul tavolo, lanciano la borraccia sul muro degli spogliatoi, peggio ancora bestemmiano questo ahimè pensano e fanno. Purtroppo non funziona più, quando il calcio e i dirigenti sportivi lo capiranno, probabilmente anche questo sport con mentalità vecchia farà un passettino in avanti.

Nel frattempo lavoriamo con entusiasmo e professionalità, perché molti giocatori se lo meritano, sono giovani e anche loro vogliono crescere, prima come persone e poi come atleti.

Simone

Coverciano
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