Il 2016 per me è iniziato con una bellissima esperienza in quel di Coverciano, sede del settore tecnico e di tutte le nazionali di calcio, maschili e femminili.

Qualche tempo fa Lorenzo Faccini, mister dei portieri, con grandissimo entusiasmo mi chiamò per informarmi che era stato ammesso al primo corso di abilitazione allenatori portieri professionista, di prima squadra e settore giovanile a Coverciano.
Il corso, primo in Italia con regole UEFA, gli avrebbe dato la possibilità di ottenere un patentino per esercitare non solo in Italia, ma anche in tutta Europa.

Il suo desiderio inoltre era di preparare una tesi sulla preparazione mentale del portiere e così, con entusiasmo, abbiamo cominciato a lavorare insieme per realizzare una tesi che potesse essere davvero utile a tutti gli allenatori.

“Il portiere del futuro si pre-para a parare con la mente” questo il titolo molto eloquente, che gli ha permesso di ottenere un voto altissimo: 100 su 110, uno dei migliori.
Per questo motivo gli vanno i miei complimenti anche perché tra i corsisti c’erano nomi illustri del panorama calcistico nazionale, ossia: Francesco Antonioli (ex Milan, Roma, Bologna, Nazionale, ecc.), Lupatelli (ex Chievo, Roma, Fiorentina, ecc.) Frezzolini (ex Chievo, Atalanta, ecc.) Scarpi (ex Genoa, Cagliari ecc.), a dimostrazione che l’esperienza diretta del ruolo è fondamentale, ma alla base di tutto sta la conoscenza che prima deve essere assolutamente acquisita (ecco una delle finalità del corso) e dopo trasformata in competenza ed infine, fondamentale, trasferita agli atleti tramite una comunicazione efficace.

Gli esami si tenevano Lunedì, la mattina l’orale e nel pomeriggio la discussione della tesi. Questo mi ha permesso nei momenti liberi, di poter visitare il centro, il museo del calcio e confrontarmi con alcuni mister della commissione composta da: Spinelli (nazionale A e Genoa) Filippi (Juventus), Petrelli (Hellas Verona) Rapacioli (presidente APPORT e Reggiana Calcio), Di Palma (Ex Nazionale A, Parma, Hellas, Fiorentina, ecc.), Lacara (ex. Palermo, Cittadella, ora tecnico federale), Ferretto Ferretti (direttore Metodologia allenamento sportivo).

Il centro è molto bello e ben curato, (come si può vedere dalle foto) impreziosito sicuramente dalle bellissime gigantografie dei successi ottenuti dalle nostre nazionali. Il museo poi, per gli appassionati di questo sport, è un momento di grandi emozioni.

Vedere le divise di un tempo, le scarpe che utilizzavano una volta, i palloni con le cuciture belle grosse e sporgenti, le pipe di Bearzot e Pertini ai mitici mondiali del 1982, le divisa di Pelè…

Osservare quei palloni, quelle scarpe, quelle divise di lana che nulla hanno a che vedere con quelle extra slim tutto pettorali che indossano i giocatori di oggi, mi hanno fatto venire in mente alcuni degli alibi che estraggono dal cilindro i giocatori di oggi: ho calciato fuori perché il pallone ha rimbalzato male, le scarpe erano strette e mi hanno fatto le vesciche, fa troppo caldo oggi, non riesco a rompere il fiato… ecco a questi giocatori farei provare un solo allenamento con quelle scarpe, con quei palloni, con quelle maglie, probabilmente si renderanno maggiormente conto che bisogna prendersi le proprie responsabilità, evitare scuse e alibi e allenarsi di più e meglio.

Un altro aspetto che mi preme sottolineare e del quale mi sono personalmente reso conto, è che solo pochi allenatori sono disponibili al confronto, alla condivisione, sono tutti portatori della verità: loro sanno!
Questo è molto distante dal mio modo di vedere. Sia il lavoro che la vita necessitano di un confronto continuo e costante un’apertura mentale che ci permetta di valutare nuove idee, nuove metodologie di lavoro, rispettando quelle altrui. Ahimè queste doti e questa volontà la possiedono in pochi e guarda caso sono quelli che hanno ottenuto risultati veri, senza essere stati raccomandati, sono quelli che hanno la stima dai colleghi, sono quelli che non ti catalogano solo in base a cosa hai vinto o a quanto guadagni, ma ti valorizzano per quello che sei e per quello che fai.

Ecco, in questo 2016 io mi voglio nutrire di queste persone, di persone che mi fanno crescere, di persone che non giudicano e apprezzano il pensiero degli altri senza criticare, solo così possiamo evolvere come persone prima di tutto e poi come figure educative (come lo è l’allenatore), per cambiare un sistema che ha la necessità di crescere rapidamente.

Rientro quindi che la convinzione che dobbiamo (vogliamo) lavorare per portare qualcosa di nuovo, che ci sono persone e allenatori che come noi vogliono migliorarle e che quindi uno spiraglio c’è! J

Rientro inoltre con la grande soddisfazione del risultato ottenuto da Mister Faccini, al quale auguro di cuore di riuscire a centrare il suo prossimo obiettivo che è fare l’ALLEDUCATORE, probabilmente in categorie che gli competono maggiormente.

In bocca al lupo mister, a te e a tutti quelli come te, che vogliono portare innovazione e professionalità, nello sport come nel lavoro.

Simone

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Intervista al Gazzettino
Il mental coach