Ricordo sicuramente il mese, era Dicembre dell’anno scorso, squilla il telefono, dall’altra parte della cornetta Fabio Rossitto.
“Pronto?” ,“Ciao Simo”, “hey, ciao Mister”, “vado ad allenare il Pordenone” mi disse contento, “bella sfida, mica scherzi eh?” gli rispondo io, e subito Fabio con la sua proverbiale carica: “mi devi dare una mano, faremo grandi cose, salviamo la categoria i ragazzi hanno bisogno di noi, l’ambiente ha bisogno di noi!” “Fabio – gli rispondo – mi emoziona un sacco questa tua richiesta e ti ringrazio, vengo a vedere intanto gli allenamenti da fuori, poi valutiamo come procedere”. “Ok -ribatté Fabio soddisfatto – ti aspetto domani al campo”.

Così è cominciata la mia avventura al Pordenone. Quando Fabio, io e parte dello staff siamo subentrati a Dicembre, il Pordenone aveva già cambiato due allenatori, ultimo posto in classifica con solo 5 punti, il mercato che impazzava, la squadra che modificava i suoi interpreti di giorno in giorno, l’ambiente decisamente giù di morale, insomma, proprio una bella sfida!!! 🙂

A distanza di cinque mesi, dopo che ci davano ormai per spacciati, siamo a giocarci ancora delle possibilità di rimanere in Lega Pro con il ritorno dei Play-out che ci giocheremo a Monza sabato prossimo.

Sono stati mesi intensi, ricchi di soddisfazioni e di grandissime emozioni. Ci sarebbero molte cose da dire e da raccontare. La cosa che più mi rattrista è che alcune persone (fortunatamente non tantissime), dopo la sconfitta di sabato nella gara di andata (persa 2a0 che ovviamente complica la nostra scalata), hanno dimenticato molto velocemente quanto fatto da questi ragazzi e hanno tratto giudizi a mio avviso senza nemmeno un briciolo di obiettività. Lo sport ahimè e così. Il calcio sicuramente. Conta solo il risultato, una sconfitta è come passare il cancellino sulla lavagna, porta via quanto di buono fatto.

Il nostro lavoro si è basato su una leadership relazionale, con l’obiettivo di risolvere inevitabili conflitti all’interno del gruppo e non, valorizzando le risorse a disposizione anziché una leadership di compito, che invece si sarebbe basata maggiormente su direttive fredde e poco inclini al momento particolare che stava attraversando la squadra.

Il Mister è uno che lavora duro, senza sconti, inizialmente allenamenti doppi tutti i giorni, palestra e campo il tutto con grande armonia e serenità. Siamo a loro disposizione per il loro bene con la massima trasparenza, il massimo rispetto, ed equità di valutazione: gioca chi merita!
I ragazzi l’hanno percepito e hanno accettato di buon grado i nuovi metodi di allenamento. Abbiamo lavorato sul senso di squadra (dovevamo amalgamare in fretta i nuovi arrivati), far rinascere la voglia a tutti di credere nella salvezza, nel giocarci qualcosa d’importante, nell’essere orgogliosi di indossare la maglia del Pordenone e di meritarci le Lega pro, pur essendo neo promossi.

Giocatori straordinari! I componenti dello staff straordinari! I massaggiatori unici ed irripetibili! Due magazzinieri di 70 e 83 anni che di ritorno dalle trasferte a notte fonda, si fermavano a riordinare il più possibile il materiale per l’allenamento del giorno dopo. Questi sono stati alcuni degli ingredienti che ci hanno permesso di totalizzare 30 punti nel girone di ritorno, quasi media play off.

Ci abbiamo sempre creduto, i ragazzi prima di tutto hanno dimostrato di essere grandissime persone prima di essere giocatori. Sempre disponibili nel lavorare anche sotto l’aspetto mentale a discapito di quanto si senta dire che i giocatori sono ignoranti e poco inclini a questo lavoro. Generalizzare è sempre errato e questo ne è la riprova.

E ora, dopo tante partite che per noi erano tutte una finale, sento commenti poco edificanti nei confronti dei ragazzi. Questo mi fa male, soprattutto per loro, perché so quante volte hanno rinunciato a rientrare a casa per non fare ore di macchina e restare in città per allenarsi, so veramente come ci abbiano creduto e ci credano ancora. I giocatori sono persone, non sono macchine, non si accendono o si spengono con un interruttore.

Ci sta perdere, lo sport è bello per questo, perché non è scientifico, perché ci sono molti fattori che incidono nella prestazione, ci sta anche perdere, ripeto, ma non per questo bisogna dare giudizi sommari.

Nulla è impossibile, l’importante è crederci! La storia ce lo insegna, chiedi al Milan, (3-3 da 0-3, finale di Champions League 2005). Sarà una settimana come le altre, che prepareremo con impegno mescolando, momenti di aggregazione fuori dal campo, con allenamenti intensi per essere il più pronti possibile, faremo e daremo il massimo, consapevoli di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità.

Il primo obiettivo era raggiungere i Play- out, e l’abbiamo raggiunto, ora completiamo quest’opera che ha dell’incredibile, dell’irripetibile, sicuramente una cosa è certa: abbiamo riportato tantissime persone allo stadio, questa si che è una GRANDE VITTORIA!

Se poi dovessimo trovarci a commentare un insuccesso, lo faremo con raziocino e con la massima obiettività, citando John Wooden: “Se ha vinto o hai perso lo sai tu sotto la doccia. Se hai dato tutto hai vinto, se non hai dato tutto hai perso, il tabellone è un’altra cosa.” 

Simone

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