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Recentemente è uscito il film sulla storia di Michelangelo – Infinito, che ahimè non sono riuscito a vedere (lo farò appena uscirà in tv 🙂 ). E’ da anni che mi appassiona la sua vita, il suo modo di essere, le sue opere, il suo modo di pensare e di agire.

Amo Michelangelo perché aveva il FUOCO DENTRO. Studiare la sua vita ti permette di comprendere come le cose che ha creato siano frutto di impegno, dedizione, studio, fatica e anche immaginazione.

Si metteva in gioco, come quando accettò l’incarico della Cappella Sistina, era il suo primo affresco, aveva paura e anche molta. Paura di non riuscire, paura di non fare un lavoro all’altezza della sua fama, gli è costato 6 anni di duro lavoro su ponteggi e in posizioni scomodissime, notti insonni, fatica, delusioni, arrabbiature. Per mesi, terminata l’opera che tutto il mondo ci invidia, restò bloccato senza riuscire ad assumere una posizione eretta.

“Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un’idea apprezzabile di cosa un uomo solo sia in grado di ottenere” W. Goethe

Un altro esempio? Il crocifisso che si trova nella Basilica del Santo Spirito a Firenze, il suo primo lavoro in legno (aveva 17 anni), qui introdusse la posizione tridimensionale fino ad allora sconosciuta.

Era il 1493 quando all’ospedale del convento di Santo Spirito, studiava i cadaveri di notte facendosi luce con le candele sorrette da un cappello di carta (due candele regolavano il tempo massimo di lavoro prima che si facesse mattino). E’ durante quelle notti che scoprì che accavallando le gambe il bacino compiva una leggera rotazione.
Questo inoltre, gli permise di avere una grande conoscenza del corpo umano e di rappresentare i corpi umani in ogni minimo dettaglio.

Si potrebbero raccontare molti altri aneddoti sulle opere di Michelangelo il David, la Pietà, Mosé, quello che mi appassiona di lui è la voglia d’imparare, di mettersi in gioco, la capacità di superare gli insuccessi, di rialzarsi sempre, di dare il massimo, di raggiungere i propri sogni.

Quanti hanno davvero il fuoco dentro? Quanti sono disposti a dedicare anima e corpo per raggiungere i propri sogni? Mettiamo amore in ciò che facciamo? Mai come oggi dobbiamo fare la differenza, dobbiamo dare il massimo di noi stessi, con i nostri pregi e difetti, dobbiamo metterci in gioco e imparare dalle sconfitte.

Mettiamo entusiasmo in ciò che facciamo, mettiamo tutto quello che abbiamo dentro, mettiamo l’amore e i risultati arriveranno, senza giudicare o screditare il prossimo, tu sei la differenza, zero alibi, tu sei già tutto quello che serve, concentrati su te stesso, tira fuori il fuoco che hai dentro!

E come dice un capo indiano ad un suo guerriero:
“Se tu combatti con cuore, forza, volontà e trovi la sconfitta nel tuo cammino, sappi che hai trovato un maestro e mai una sconfitta. Se tu invece ti piangerai addosso non lamentarti se il tuo maestro non tornerà. Esiste solo la vittoria guerriero, quello che l’uomo chiama sconfitta, un vero guerriero la chiama dono.”

Sogna in grande e avanza!
Simone

 

Un tempo si vedeva il futuro come un luogo sicuro e promettente verso cui rivolgere le proprie speranze, ora si tende a proiettare le nostre paure e le nostre angosce. L’instabilità del lavoro e la diminuzione dei salari incrementano l’instabilità personale rendendo precarie le forze per affrontare le enormi sfide future. Mentre fino a poco tempo fa alla parola futuro associavamo sensazioni di comfort e felicità, ora associamo paure e inadeguatezza al compito.

Ecco perché ritengo doveroso da parte nostra, portare le aziende e le persone ad un livello di consapevolezza superiore per creare un bene sociale e dare al futuro un volto meno oscuro, cominciando, grazie a questo ebook, a conoscere le peculiarità delle generazioni che formano le nostre aziende, le nostre famiglie, il nostro mondo.

“…Molte delle professioni più richieste sull’odierno mercato del lavoro appartengono a profili professionali che non esistevano dieci anni fa. Le competenze e le conoscenze spendibili, al pari della tecnologia, stanno risentendo di un’obsolescenza che impone continua formazione e creazione di qualcosa di nuovo, di più, di oltre…” dichiara la sociologa Stefania Pieri, ed è questo quello che ho voluto fare insieme al mio amico/collega Paolo, un e-book per sensibilizzare le aziende in primis a modificare l’approccio con le nuove generazioni.

L’ebook è stato arricchito dalle interviste di tre persone di altissimo profilo morale, prima di essere tre professionisti che svolgono il loro compito con entusiasmo e voglia di miglioramento continuo.

Don Dino, direttore di una scuola salesiana, ci porta a galla le problematiche della famiglia, Massimiliano Gasparotto, manager di BMW Bank, porta il suo punto di vista di come i manager e le aziende dovrebbero relazionarsi con le nuove generazioni, ed infine Renzo Vergnani CT della nazionale italiana di calcio amputati che il prossimo ottobre parteciperà ai mondiali di calcio in Messico, porta la sua esperienza sula gestione del gruppo.

Le Ringrazi0 di cuore perchè si sono rese disponibili con entusiasmo a rispondere alle domande al fine di rendere questo ebook il più aderente possibile alla realtà e alla situazione che stiamo vivendo.

SCARICA L’EBOOK:

http://www.preparatiavincere.it

Conosco Michele Moroni nel gennaio 2015 quando ebbe inizio la mia avventura a Cremona. Giocatore dall’ottima tecnica una mezz’ala di qualità, ragazzo per bene, educato, sempre sorridente e disponibile nonostante le difficoltà, che seppur giovanissimo (classe 1994) è stato chiamato ad affrontare.

Michele era arrivato a Cremona a seguito del fallimento del Parma, che ne deteneva il cartellino, sembrava uno spiraglio giocare in una squadra importante come quella grigiorossa, ma purtroppo a settembre si infortunò al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.

Non era il suo primo infortunio purtroppo, aveva già avuto un’intervento al menisco del ginocchio destro, e a 17 anni la rottura del legamento posteriore del ginocchio sinistro.

Per avere solamente 21 anni il bollettino di guerra è di quelli importanti, ma Michele ha un sogno, quello di giocare a calcio, quello di fare il professionista e allora si rimette sotto e lavora sodo, comincia ad allenarsi mentalmente, comprende che deve attingere a tutte le sue risorse per raggiungere il suo obiettivo. Il recupero procede bene, il Mister verso la fine di Febbraio comincia a convocarlo alle partite per fargli rivivere l’emozione della gara. Ricordo ancora il suo volto sorridente alla prima convocazione dopo mesi di assenza dallo stadio, assomigliava ad un bambino mentre scarta il regalo natalizio.

Sembra finalmente rivedere la luce, gli allenamenti oramai li effettua tutti con la squadra il ginocchio sembra tenere, fino a quando uno scontro in allenamento gli provoca un dolore acuto allo stesso ginocchio, è solo una distorsione pensiamo noi è impossibile che si possa rompere nuovamente lo stesso legamento.

Dopo poco arriva la risposta degli accertamenti fatti, il dottore ci avvisa: il ginocchio di Moro, si è rotto nuovamente!
Michele per un pò di giorni sceglie il silenzio, si isola attorniato solo dalla sua famiglia che come sempre gli sta vicino. Siccome lui conosce bene il significato di resilienza, si rimette al lavoro, deve raggiungere il suo sogno e non ha più tempo da perdere, deve farsi trovare pronto per l’inizio del campionato.

Completa il suo recupero prima di andare a giocare a Macerata nel gennaio 2016, pensando di trovare un ambiente che gli permettesse di riprendere a giocare a calcio. Purtroppo la società sta attraversando un momento economico difficile, anche trovare dove allenarsi a volte può ritenersi una fortuna, nonostante tutto, mentre la società sta scivolando verso il fallimento, Michele cerca di mantenere i suoi standard di allenamento.

Finisce un’altra annata tribolata, rientra a Cremona, che nel giugno 2017 decide di rigirare il ragazzo in prestito al Santarcangelo di Romagna.  L’ambiente sembra quello giusto, stanno allestendo una squadra per mantenere la categoria, sarà un campionato di grande battaglie e Michele con la sue doti tecniche potrà sicuramente dare il suo contributo.

Comincia a giocare con una certa continuità, ha bisogno di mettere minuti nelle gambe, come si usa dire in gergo calcistico, è focalizzato, oltre che fisicamente continua ad allenarsi mentalmente, inizia un regime alimentare personalizzato non lascia nulla al caso. La sfortuna, nonostante tutto, non lo vuole abbandonare sembra che si sia affezionata a lui, in uno scontro di gioco si rompe il setto nasale, resta comunque in campo e termina la gara.

Contro la Triestina dovrebbe giocare con una maschera protettiva al volto, ma decide di non indossarla perché non gli permette di vedere bene e mi dice sorridendo : “Simo, così sembro più cattivo”! 🙂

Il “Rocco” di Trieste è sempre un bellissimo stadio, decisamente da serie A, giocarci è particolarmente emozionante. Conosco i genitori di Michele all’ingresso dello stadio e insieme prendiamo posto per vedere la partita.

Inizia la partita e passano solo venti minuti quando la Triestina passa in vantaggio.
Il Santarcangelo nonostante tutto tiene bene il campo non indietreggia anzi, riesce ad alzare il baricentro e ad avvicinarsi sempre più alla porta avversaria. E’ il minuto 43 quando con una “spizzata” di testa Piccioni mette in condizioni Moroni di superare il portiere della Triestina con un bel pallonetto: 1a1. (http://www.lega-pro.com/lpc/)

In tribuna il papà non riesce a contenere la gioia ed esulta alzandosi in piedi subito dopo, con estrema galanteria, chiede scusa ai tifosi triestini dicendo che è suo figlio l’autore del gol e che per questo era così felice. Un tifoso triestino allora gli dice :” ma te schersi, se non te gà de festeggiar ti, chi se che gà de farlo?” (ma scherzi? se non devi festeggiare tu, chi lo deve fare?). Anche i tifosi triestini hanno compreso quanto era importante il gol per Michele :-).

Quando qualche atleta mi dice che ha dei cali di rendimento a seguito di infortuni, porto sempre l’esempio di Michele che ancora una volta mi fa capire che per essere resilienti è indispensabile:

  • Avere un obiettivo forte
  • Avere costanza. Una gocciolina d’acqua alla volta riesce a riempire una caraffa
  • Affiancarsi di persone che vogliono, insieme a te, raggiungere il tuo obiettivo.
  • Attorniarsi di persone positive che desiderano il tuo bene e non solo il loro (nel mondo del calcio in particolare è facile trovare persone che si avvicinano ai giocatori solo per interessi propri )

Chiaramente non è un gol o il voto della Gazzetta dello sport come miglior giocatore della partita, a dire che Michele ormai ha raggiunto il suo obiettivo, è solo un passettino, è solo avere la convinzione che la strada è quella giusta e che rispetto a qualche tempo fà,  l’obiettivo sembra essere un pò più vicino!

Simone

Durante il mio cammino di Santiago, ho avuto modo di pensare moltissimo su svariati temi della vita.

Tra le tante cose che sono emerse dal mio dialogo interiore 🙂 e sulle quali ho riflettuto, è stata l’importanza della persona, dell’essere umano.

Mi sono reso conto come l’abitudine, la fretta, il DEVO fare le cose, ci distolga da ciò che rende la nostra vita ricca, vale a dire la relazione con le persone, il contatto umano.

Nel posto di lavoro, tra colleghi, a volte non ci saluta nemmeno, siamo troppo impegnati a soggiornare nel NOSTRO mondo senza accorgerci che affianco a noi c’è un essere vivente che potrebbe renderti la vita più bella se solo ci degnassimo di un piccolo cenno d’intesa. Un sorriso sarebbe la cosa ideale essendo anche contagioso, ma purtroppo ho constatato che è diventata una merce rara di scambio.

Durante il cammino di Santiago, hai la possibilità e anche fortuna di conoscere persone di ogni genere, ognuno con la propria storia, ognuno con le proprie difficoltà, ognuno con il proprio obiettivo. La cosa meravigliosa è che nessuno ti chiede cha lavoro fai, nessuno ti chiede che titolo di studio hai, che macchina guidi, alla gente interessa ciò che sei in quel momento, come persona, come essere umano.

Ricordo un giorno, quasi verso fine tappa, che decisi di rifiatare all’ombra sotto un albero, al riparo dal sole a dai 40 gradi che hanno contraddistinto il mio cammino, la gamba sinistra faceva male, i tendini dietro il ginocchio non mi permettevano una camminata regolare, inoltre lo zaino con i suoi 9 kg rendeva la mia deambulazione ancora più complicata. Appena vidi un albero non ci pensai due volte e mi misi sotto, non avevo nessuna intenzione di sedermi, chi si sarebbe rialzato poi? Cosi decisi di rimanere in piedi, flettendo il busto in avanti e appoggiando il palmo della mani sulle ginocchia per dare respiro anche alla schiena.

Nemmeno il tempo di realizzare che mi ero fermato, che i pellegrini che mi passavano affianco si fermavano per chiedermi come stavo, se avevo bisogno di una mano, chi mi offriva dell’acqua chi addirittura si proponeva di portarmi lo zaino.

Non cedo che nella vita di tutti i giorni esista una così vasta gamma di attenzioni da parte del prossimo, iniziamo NOI semplicemente chiedendo alle persone che incontriamo, come va? Come stai, tutto bene? Magari possiamo esagerare con un: SEI FELICE?

Nell’era digitale, la vera rivoluzione sarà quella di riscoprire le persone che ci sono affianco, la vera rivoluzione sarà tendere una mano al mio collega, al mio amico in difficoltà, dobbiamo partire dalle cose semplici dalle cose essenziali, non dare nulla per scontato, godiamo dei momenti che la vita ci dà la possibilità di vivere, senza se e senza ma, senza essere sempre rivolti al futuro senza essere sempre connessi.

A riguardo porto come esempio una cosa che mi è accaduta di recente durante un incontro con un centinaio di genitori, dove si parlava della comunicazione con i figli nell’era del web, ai quali ho chiesto quanti avessero spento il cellulare, secondo te quanti? Te lo dico io. Solo tre, solo tre persone avevano spento il cellulare.

Questo vuol dire che una parte del cervello delle 97 persone presenti era “collegato” con con lo smartphone e si poneva le domande del tipo: chi mi avrà mandato un messaggio? mi avrà cercato qualcuno? il mondo fuori ha bisogno di me? Questo vuol dire non essere presenti al 100%, questo vuol dire non godersi appieno l’attimo, non stare nel qui e ora.

Prendiamoci come impegno quello di spegnere il cellulare in alcuni momenti della giornata, impariamo a staccarci dal mondo virtuale e dedicarci al mondo reale, stiamo con le persone che ci sono vicine, impariamo a comunicare le nostre emozioni, a condividere i nostri stati d’animo, impariamo l’assertività per migliorare le nostre relazioni e le nostre vite.

Diamo valore alle relazioni, partiamo da noi stessi, diamo valore alle splendide persone che siamo, diamo valore alle nostre unicità, diamo valore ai nostri difetti, accettiamo quelli degli altri, tendiamo una mano al nostro vicino, iniziamo una nuova trasformazione quelle delle persone, solo così potremmo avere un mondo migliore.

“Le persone non si aspettano. I treni si aspettano, alle persone si va incontro”

Simone

PREPARATI A VINCERE

Per il mister che vuol fare la differenza

27/03/17 e 10/04/17 – San Giorgio Della Richinvelda, PN
Due incontri serali, tre professionisti, esercizi pratici in campo, il libro con più di 50 esercizi, teoria in aula.
Un concentrato formativo per il mister che ama fare l’allenatore.

Relatori

 

MAURO CARRETTA :

Allenatore UEFA A. Collaboratore prima squadra e video analista. Vicenza Calcio.

Nella sua carriera ha allenato i giovanissimi nazionali e allievi nazionali sempre nel Vicenza Calcio

Argomenti trattati: Lavorare per principi o per schemi di gioco? Esercizi pratici in campo e analisi video.

 

 

 

SIMONE TESO :

Affianca sportivi per migliorare le performance. Forma centinaia di allenatori ogni anno sulla comunicazione e motivazione, collabora con società e giocatori sia dilettanti che professionisti. 


Argomenti trattati: La nuova leadership per gestire la squadra. L’acronimo M.I.S.T.E.R per creare squadra e motivare il team. Esercizi per mantenere la concentrazione durante gli allenamenti e la partita, la ruota della perfomance. 
Come sostenere i giocatori prima, dopo e durante la gara.

 

 

 

GIANLUCA SCHMIDT :

Marketing manager Udinese Calcio.

Ha ricoperto il ruolo di responsabile Marketing nell’Inter FC

Argomenti trattati: La nuova figura dell’allenatore nel gioco del calcio. Sviluppi futuri nei dilettanti e nei professionisti. Relazione allenatore – società

 

 

 


Via della Colonia 10, San Giorgio Della Richinvelda, Pordenone
Lunedì 27 marzo e lunedì 10 aprile dalle ore 20:30 alle 22:30
Costo: 49,00 €
Al termine del corso verrà rilasciato l’attestato di partecipazione firmato dai relatori.

 

A chi parteciperà verrà regalata una copia del libro “PREPARATI A VINCERE – Il manuale del riscaldamento nel gioco del calcio

 

patrocinato da:

in collaborazione con:

 

ISCRIVITI SUBITO AL CORSO COMPILANDO I CAMPI QUI SOTTO

 

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