Recentemente è uscito il film sulla storia di Michelangelo – Infinito, che ahimè non sono riuscito a vedere (lo farò appena uscirà in tv 🙂 ). E’ da anni che mi appassiona la sua vita, il suo modo di essere, le sue opere, il suo modo di pensare e di agire. Amo Michelangelo perché aveva il FUOCO DENTRO. Studiare la sua vita ti permette di comprendere come le cose che ha creato siano frutto di impegno, dedizione, studio, fatica e anche immaginazione. Si metteva in gioco, come quando accettò l’incarico della Cappella Sistina, era il suo primo affresco, aveva paura e anche molta. Paura di non riuscire, paura di non fare un lavoro all’altezza della sua fama, gli è costato 6 anni di duro lavoro su ponteggi e in posizioni scomodissime, notti insonni, fatica, delusioni, arrabbiature. Per mesi, terminata l’opera che tutto il mondo ci invidia, restò bloccato senza riuscire ad assumere una posizione eretta. “Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un’idea apprezzabile di cosa un uomo solo sia in grado di ottenere” W. Goethe Un altro esempio? Il crocifisso che si trova nella Basilica del Santo Spirito a Firenze, il suo primo lavoro in legno (aveva 17 anni), qui introdusse la posizione tridimensionale fino ad allora sconosciuta. Era il 1493 quando all’ospedale del convento di Santo Spirito, studiava i cadaveri di notte facendosi luce con le candele sorrette da un cappello di carta (due candele regolavano il tempo massimo di lavoro prima che si facesse mattino). E’ durante quelle notti che scoprì che accavallando le gambe il bacino compiva una leggera rotazione. Questo inoltre, gli permise di avere una grande conoscenza del corpo umano e di rappresentare i corpi umani in ogni minimo dettaglio. Si potrebbero raccontare molti altri aneddoti sulle opere di Michelangelo il David, la Pietà, Mosé, quello che mi appassiona di lui è la voglia d’imparare, di mettersi in gioco, la capacità di superare gli insuccessi, di rialzarsi sempre, di dare il massimo, di raggiungere i propri sogni. Quanti hanno davvero il fuoco dentro? Quanti sono disposti a dedicare anima e corpo per raggiungere i propri sogni? Mettiamo amore in ciò che facciamo? Mai come oggi dobbiamo fare la differenza, dobbiamo dare il massimo di noi stessi, con i nostri pregi e difetti, dobbiamo metterci in gioco e imparare dalle sconfitte. Mettiamo entusiasmo in ciò che facciamo, mettiamo tutto quello che abbiamo dentro, mettiamo l’amore e i risultati arriveranno, senza giudicare o screditare il prossimo, tu sei la differenza, zero alibi, tu sei già tutto quello che serve, concentrati su te stesso, tira fuori il fuoco che hai dentro! E come dice un capo indiano ad un suo guerriero: “Se tu combatti con cuore, forza, volontà e trovi la sconfitta nel tuo cammino, sappi che hai trovato un maestro e mai una sconfitta. Se tu invece ti piangerai addosso non lamentarti se il tuo maestro non tornerà. Esiste solo la vittoria guerriero, quello che l’uomo chiama sconfitta, un vero guerriero la chiama dono.” Sogna in grande e avanza! Simone  

Un tempo si vedeva il futuro come un luogo sicuro e promettente verso cui rivolgere le proprie speranze, ora si tende a proiettare le nostre paure e le nostre angosce. L’instabilità del lavoro e la diminuzione dei salari incrementano l’instabilità personale rendendo precarie le forze per affrontare le enormi sfide future. Mentre fino a poco tempo fa alla parola futuro associavamo sensazioni di comfort e felicità, ora associamo paure e inadeguatezza al compito. Ecco perché ritengo doveroso da parte nostra, portare le aziende e le persone ad un livello di consapevolezza superiore per creare un bene sociale e dare al futuro un volto meno oscuro, cominciando, grazie a questo ebook, a conoscere le peculiarità delle generazioni che formano le nostre aziende, le nostre famiglie, il nostro mondo. “…Molte delle professioni più richieste sull’odierno mercato del lavoro appartengono a profili professionali che non esistevano dieci anni fa. Le competenze e le conoscenze spendibili, al pari della tecnologia, stanno risentendo di un’obsolescenza che impone continua formazione e creazione di qualcosa di nuovo, di più, di oltre…” dichiara la sociologa Stefania Pieri, ed è questo quello che ho voluto fare insieme al mio amico/collega Paolo, un e-book per sensibilizzare le aziende in primis a modificare l’approccio con le nuove generazioni. L’ebook è stato arricchito dalle interviste di tre persone di altissimo profilo morale, prima di essere tre professionisti che svolgono il loro compito con entusiasmo e voglia di miglioramento continuo. Don Dino, direttore di una scuola salesiana, ci porta a galla le problematiche della famiglia, Massimiliano Gasparotto, manager di BMW Bank, porta il suo punto di vista di come i manager e le aziende dovrebbero relazionarsi con le nuove generazioni, ed infine Renzo Vergnani CT della nazionale italiana di calcio amputati che il prossimo ottobre parteciperà ai mondiali di calcio in Messico, porta la sua esperienza sula gestione del gruppo. Le Ringrazi0 di cuore perchè si sono rese disponibili con entusiasmo a rispondere alle domande al fine di rendere questo ebook il più aderente possibile alla realtà e alla situazione che stiamo vivendo. SCARICA L’EBOOK: http://www.preparatiavincere.it

Conosco Michele Moroni nel gennaio 2015 quando ebbe inizio la mia avventura a Cremona. Giocatore dall’ottima tecnica una mezz’ala di qualità, ragazzo per bene, educato, sempre sorridente e disponibile nonostante le difficoltà, che seppur giovanissimo (classe 1994) è stato chiamato ad affrontare. Michele era arrivato a Cremona a seguito del fallimento del Parma, che ne deteneva il cartellino, sembrava uno spiraglio giocare in una squadra importante come quella grigiorossa, ma purtroppo a settembre si infortunò al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Non era il suo primo infortunio purtroppo, aveva già avuto un’intervento al menisco del ginocchio destro, e a 17 anni la rottura del legamento posteriore del ginocchio sinistro. Per avere solamente 21 anni il bollettino di guerra è di quelli importanti, ma Michele ha un sogno, quello di giocare a calcio, quello di fare il professionista e allora si rimette sotto e lavora sodo, comincia ad allenarsi mentalmente, comprende che deve attingere a tutte le sue risorse per raggiungere il suo obiettivo. Il recupero procede bene, il Mister verso la fine di Febbraio comincia a convocarlo alle partite per fargli rivivere l’emozione della gara. Ricordo ancora il suo volto sorridente alla prima convocazione dopo mesi di assenza dallo stadio, assomigliava ad un bambino mentre scarta il regalo natalizio. Sembra finalmente rivedere la luce, gli allenamenti oramai li effettua tutti con la squadra il ginocchio sembra tenere, fino a quando uno scontro in allenamento gli provoca un dolore acuto allo stesso ginocchio, è solo una distorsione pensiamo noi è impossibile che si possa rompere nuovamente lo stesso legamento. Dopo poco arriva la risposta degli accertamenti fatti, il dottore ci avvisa: il ginocchio di Moro, si è rotto nuovamente! Michele per un pò di giorni sceglie il silenzio, si isola attorniato solo dalla sua famiglia che come sempre gli sta vicino. Siccome lui conosce bene il significato di resilienza, si rimette al lavoro, deve raggiungere il suo sogno e non ha più tempo da perdere, deve farsi trovare pronto per l’inizio del campionato. Completa il suo recupero prima di andare a giocare a Macerata nel gennaio 2016, pensando di trovare un ambiente che gli permettesse di riprendere a giocare a calcio. Purtroppo la società sta attraversando un momento economico difficile, anche trovare dove allenarsi a volte può ritenersi una fortuna, nonostante tutto, mentre la società sta scivolando verso il fallimento, Michele cerca di mantenere i suoi standard di allenamento. Finisce un’altra annata tribolata, rientra a Cremona, che nel giugno 2017 decide di rigirare il ragazzo in prestito al Santarcangelo di Romagna.  L’ambiente sembra quello giusto, stanno allestendo una squadra per mantenere la categoria, sarà un campionato di grande battaglie e Michele con la sue doti tecniche potrà sicuramente dare il suo contributo. Comincia a giocare con una certa continuità, ha bisogno di mettere minuti nelle gambe, come si usa dire in gergo calcistico, è focalizzato, oltre che fisicamente continua ad allenarsi mentalmente, inizia un regime alimentare personalizzato non lascia nulla al caso. La sfortuna, nonostante tutto, non lo vuole abbandonare sembra che si sia affezionata a lui, in uno scontro di gioco si rompe il setto nasale, resta comunque in campo e termina la gara. Contro la Triestina dovrebbe giocare con una maschera protettiva al volto, ma decide di non indossarla perché non gli permette di vedere bene e mi dice sorridendo : “Simo, così sembro più cattivo”! 🙂 Il “Rocco” di Trieste è sempre un bellissimo stadio, decisamente da serie A, giocarci è particolarmente emozionante. Conosco i genitori di Michele all’ingresso dello stadio e insieme prendiamo posto per vedere la partita. Inizia la partita e passano solo venti minuti quando la Triestina passa in vantaggio. Il Santarcangelo nonostante tutto tiene bene il campo non indietreggia anzi, riesce ad alzare il baricentro e ad avvicinarsi sempre più alla porta avversaria. E’ il minuto 43 quando con una “spizzata” di testa Piccioni mette in condizioni Moroni di superare il portiere della Triestina con un bel pallonetto: 1a1. (http://www.lega-pro.com/lpc/) In tribuna il papà non riesce a contenere la gioia ed esulta alzandosi in piedi subito dopo, con estrema galanteria, chiede scusa ai tifosi triestini dicendo che è suo figlio l’autore del gol e che per questo era così felice. Un tifoso triestino allora gli dice :” ma te schersi, se non te gà de festeggiar ti, chi se che gà de farlo?” (ma scherzi? se non devi festeggiare tu, chi lo deve fare?). Anche i tifosi triestini hanno compreso quanto era importante il gol per Michele :-). Quando qualche atleta mi dice che ha dei cali di rendimento a seguito di infortuni, porto sempre l’esempio di Michele che ancora una volta mi fa capire che per essere resilienti è indispensabile: Avere un obiettivo forte Avere costanza. Una gocciolina d’acqua alla volta riesce a riempire una caraffa Affiancarsi di persone che vogliono, insieme a te, raggiungere il tuo obiettivo. Attorniarsi di persone positive che desiderano il tuo bene e non solo il loro (nel mondo del calcio in particolare è facile trovare persone che si avvicinano ai giocatori solo per interessi propri ) Chiaramente non è un gol o il voto della Gazzetta dello sport come miglior giocatore della partita, a dire che Michele ormai ha raggiunto il suo obiettivo, è solo un passettino, è solo avere la convinzione che la strada è quella giusta e che rispetto a qualche tempo fà,  l’obiettivo sembra essere un pò più vicino! Simone

Durante il mio cammino di Santiago, ho avuto modo di pensare moltissimo su svariati temi della vita. Tra le tante cose che sono emerse dal mio dialogo interiore 🙂 e sulle quali ho riflettuto, è stata l’importanza della persona, dell’essere umano. Mi sono reso conto come l’abitudine, la fretta, il DEVO fare le cose, ci distolga da ciò che rende la nostra vita ricca, vale a dire la relazione con le persone, il contatto umano. Nel posto di lavoro, tra colleghi, a volte non ci saluta nemmeno, siamo troppo impegnati a soggiornare nel NOSTRO mondo senza accorgerci che affianco a noi c’è un essere vivente che potrebbe renderti la vita più bella se solo ci degnassimo di un piccolo cenno d’intesa. Un sorriso sarebbe la cosa ideale essendo anche contagioso, ma purtroppo ho constatato che è diventata una merce rara di scambio. Durante il cammino di Santiago, hai la possibilità e anche fortuna di conoscere persone di ogni genere, ognuno con la propria storia, ognuno con le proprie difficoltà, ognuno con il proprio obiettivo. La cosa meravigliosa è che nessuno ti chiede cha lavoro fai, nessuno ti chiede che titolo di studio hai, che macchina guidi, alla gente interessa ciò che sei in quel momento, come persona, come essere umano. Ricordo un giorno, quasi verso fine tappa, che decisi di rifiatare all’ombra sotto un albero, al riparo dal sole a dai 40 gradi che hanno contraddistinto il mio cammino, la gamba sinistra faceva male, i tendini dietro il ginocchio non mi permettevano una camminata regolare, inoltre lo zaino con i suoi 9 kg rendeva la mia deambulazione ancora più complicata. Appena vidi un albero non ci pensai due volte e mi misi sotto, non avevo nessuna intenzione di sedermi, chi si sarebbe rialzato poi? Cosi decisi di rimanere in piedi, flettendo il busto in avanti e appoggiando il palmo della mani sulle ginocchia per dare respiro anche alla schiena. Nemmeno il tempo di realizzare che mi ero fermato, che i pellegrini che mi passavano affianco si fermavano per chiedermi come stavo, se avevo bisogno di una mano, chi mi offriva dell’acqua chi addirittura si proponeva di portarmi lo zaino. Non cedo che nella vita di tutti i giorni esista una così vasta gamma di attenzioni da parte del prossimo, iniziamo NOI semplicemente chiedendo alle persone che incontriamo, come va? Come stai, tutto bene? Magari possiamo esagerare con un: SEI FELICE? Nell’era digitale, la vera rivoluzione sarà quella di riscoprire le persone che ci sono affianco, la vera rivoluzione sarà tendere una mano al mio collega, al mio amico in difficoltà, dobbiamo partire dalle cose semplici dalle cose essenziali, non dare nulla per scontato, godiamo dei momenti che la vita ci dà la possibilità di vivere, senza se e senza ma, senza essere sempre rivolti al futuro senza essere sempre connessi. A riguardo porto come esempio una cosa che mi è accaduta di recente durante un incontro con un centinaio di genitori, dove si parlava della comunicazione con i figli nell’era del web, ai quali ho chiesto quanti avessero spento il cellulare, secondo te quanti? Te lo dico io. Solo tre, solo tre persone avevano spento il cellulare. Questo vuol dire che una parte del cervello delle 97 persone presenti era “collegato” con con lo smartphone e si poneva le domande del tipo: chi mi avrà mandato un messaggio? mi avrà cercato qualcuno? il mondo fuori ha bisogno di me? Questo vuol dire non essere presenti al 100%, questo vuol dire non godersi appieno l’attimo, non stare nel qui e ora. Prendiamoci come impegno quello di spegnere il cellulare in alcuni momenti della giornata, impariamo a staccarci dal mondo virtuale e dedicarci al mondo reale, stiamo con le persone che ci sono vicine, impariamo a comunicare le nostre emozioni, a condividere i nostri stati d’animo, impariamo l’assertività per migliorare le nostre relazioni e le nostre vite. Diamo valore alle relazioni, partiamo da noi stessi, diamo valore alle splendide persone che siamo, diamo valore alle nostre unicità, diamo valore ai nostri difetti, accettiamo quelli degli altri, tendiamo una mano al nostro vicino, iniziamo una nuova trasformazione quelle delle persone, solo così potremmo avere un mondo migliore. “Le persone non si aspettano. I treni si aspettano, alle persone si va incontro” Simone

PREPARATI A VINCERE Per il mister che vuol fare la differenza 27/03/17 e 10/04/17 – San Giorgio Della Richinvelda, PN Due incontri serali, tre professionisti, esercizi pratici in campo, il libro con più di 50 esercizi, teoria in aula. Un concentrato formativo per il mister che ama fare l’allenatore. Relatori   MAURO CARRETTA : Allenatore UEFA A. Collaboratore prima squadra e video analista. Vicenza Calcio. Nella sua carriera ha allenato i giovanissimi nazionali e allievi nazionali sempre nel Vicenza Calcio Argomenti trattati: Lavorare per principi o per schemi di gioco? Esercizi pratici in campo e analisi video.       SIMONE TESO : Affianca sportivi per migliorare le performance. Forma centinaia di allenatori ogni anno sulla comunicazione e motivazione, collabora con società e giocatori sia dilettanti che professionisti.  Argomenti trattati: La nuova leadership per gestire la squadra. L’acronimo M.I.S.T.E.R per creare squadra e motivare il team. Esercizi per mantenere la concentrazione durante gli allenamenti e la partita, la ruota della perfomance. Come sostenere i giocatori prima, dopo e durante la gara.       GIANLUCA SCHMIDT : Marketing manager Udinese Calcio. Ha ricoperto il ruolo di responsabile Marketing nell’Inter FC Argomenti trattati: La nuova figura dell’allenatore nel gioco del calcio. Sviluppi futuri nei dilettanti e nei professionisti. Relazione allenatore – società       Via della Colonia 10, San Giorgio Della Richinvelda, Pordenone Lunedì 27 marzo e lunedì 10 aprile dalle ore 20:30 alle 22:30 Costo: 49,00 € Al termine del corso verrà rilasciato l’attestato di partecipazione firmato dai relatori.   A chi parteciperà verrà regalata una copia del libro “PREPARATI A VINCERE – Il manuale del riscaldamento nel gioco del calcio“   patrocinato da: in collaborazione con:   ISCRIVITI SUBITO AL CORSO COMPILANDO I CAMPI QUI SOTTO  

Nell’antica Roma quando un generale rientrava in città, vittorioso dopo una battaglia, la gente per le strade lo osannava, regalandogli il giusto tributo da eroe. Con tutta questa acclamazione c’era il rischio che il generale si lasciasse andare ad atti di superbia, per questo motivo un schiavo durante la parata, a ritmi regolari, gli ripeteva: “Te hominem esse memento” tradotto: “ricordati di essere un uomo”. Che sei una persona normale, che anche tu puoi morire, non sei invincibile, questo era il concetto. Anche perché sappiamo che la Superbia è il peggiore dei 7 vizi capitali, il superbo tende a comportarsi in maniera malvagia, perché ritiene di essere migliore degli altri. Già nel II secolo D.C., i romani avevano compreso che era importante restare con i piedi per terra. Umili. Ritorna attuale nei giorni nostri questo concetto di umiltà, di riconoscere ciò che siamo e non siamo capaci di fare, di avvalerci senza vergogna di professionisti che ci affiancano nella nostra attività, di non vergognarci se non siamo capaci o non riusciamo a fare qualcosa. Spesso pensiamo di essere infallibili, i manager e gli imprenditori fanno ancora una grande fatica a delegare mansioni importanti ai propri collaboratori, eseguono loro caricandosi di ore e ore di lavoro inutili, vige la regola: chi fa da sé fa per tre. Quante ore sei produttivo in una giornata? Infinite, se hai una squadra che lavora per te, se hai delle persone che debitamente motivate condividono un unico obiettivo, perché la leadership è uno sport di squadra. Non c’è leader senza squadra! “Ricordati di essere un uomo”, una volta ottenuto i tuoi obiettivi, ricordati di sostenere le altre persone, ricordati la fatica che hai fatto per arrivare fino lì, arricchisci la tua esistenza aiutando chi ha più bisogno, bisogno semplicemente di un GRAZIE, un semplice gesto di riconoscimento. Ecco, questo è quello di cui abbiamo bisogno più che mai, di riconoscimento, di essere considerati come persone. Immagina di entrare in un bar per degustare finalmente un buon caffè dopo una giornata impegnativa al lavoro. Entri e vedi la barista al di là del bancone, vi incrociate con gli occhi, ti osserva entrare, solamente che lei, indifferente continua a conversare con la sua amica facendoti attendere in piedi così, come un pesce lesso. Come ti senti? Quando incroci un tuo collaboratore, un tuo amico, tieni presente questo stato d’animo di indifferenza, ricordati di considerare tutte le persone che lavorano per te e che fanno qualcosa per te. “Ricordati di essere umano”, ricordati che ci sarà sempre qualcosa che non riuscirai a fare, qualcosa che semplicemente non ti piace fare, qualcosa che momentaneamente non è alla tua portata, hai anche tu dei punti deboli, non sei invincibile :-). Arrigo Sacchi ad esempio, allenatore con un curriculum di tutto rispetto (ha portato la sua squadra a vincere tutti i titoli nazionali e internazionali, nel 1994 è stato Commissario Tecnico della Nazionale italiana vice campione del mondo ai mondiali di calcio. Arrivato al suo primo incarico come allenatore di Serie A con uno scarno curriculum e senza essere mai stato un giocatore, rivoluziona metodi di allenamento e strategie di partita, collezionando un successo dietro l’altro. Nel settembre 2007 il Times lo ha nominato “Miglior allenatore italiano di tutti i tempi” e 11o in assoluto a livello mondiale. Nel 2011 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano. La FIGC gli ha conferito il premio “Seminatore d’oro”. L’Università di Urbino ha conferito a Sacchi la laurea honoris causa in Scienze e Tecniche dell’Attività Sportiva. Nel 2012 è stato insignito dell’Onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana) ha serenamente ammesso che il suo staff era di prim’ordine e che si avvaleva anche di uno psicologo per migliore l’interazione e la motivazione con i giocatori. I risultati parlano chiaro, questo è avere umiltà e capacità di mettersi in gioco. Un altro esempio, Carlo Ancelotti. Ha vinto in ogni squadra che ha allenato in diversi stati europei (Francia, Spagna, Inghilterra, Italia), condivide con Bob Paisley il record di tre Champions League vinte, anche lui si avvale di professionisti di altissimo livello curando tutto nei minimi particolari. Nel suo ultimo libro enfatizza come bisogna dare credibilità ai propri collaboratori, senza trattarli con sufficienza, facendo si che tutti comprendano che sono lì per raggiungere le vittorie. Ricordati di essere umano: Sii consapevole dei ciò che riesci a fare e ciò che non riesci a fare Considera sempre le persone, parola d’ordine: GRAZIE! Circondati di persone competenti e capaci Non sentirti invincibile, sei un uomo, succede a tutti di sbagliare Allontana la superbia e fai posto alla gratitudine Simone P.s.: Perché questa similitudine sport/azienda? Thomas J. Watson, fondatore dell’IBM, dichiarò: “Gli affari sono un gioco, il più grande gioco del mondo, se sai come giocare”. Clive Woodward, l’unico allenatore che è riuscito a vincere i mondiali di rugby con l’Inghilterra, dice: ”tra la guida di un’azienda di successo e quella di una squadra sportiva il parallelismo è totale, le abilità richieste sono le stesse”! L’immagine in evidenza è una scultura che si trova nel museo di Palestrina (Roma) e ritrae l’imperatore Traiano in trionfo. Traiano è considerato, in virtù del suo operato e delle sue grandi capacità come comandante, amministratore e politico, come uno degli statisti più completi e parsimoniosi della storia, è uno dei migliori imperatori romani!

Qualche giorno fa, in un’intervista, l’allenatore della Sampdoria ha elogiato un suo giocatore perché per migliorare le sue prestazione, ha iniziato a svolgere due allenamenti doppi alla settimana. Nel calcio sicuramente fare due allenamenti doppi alla settimana è una cosa più unica che rara e questo fa onore al giocatore in questione, quello che è interessante, è notare quanto si sono allenati e si allenano alcuni atleti delle recenti olimpiadi di Rio: Elia Viviani medaglia d’oro ciclismo su pista, dichiara:” ho lavorato tanto e bene, semplicemente. Per vincere l’oro olimpico bisogna fare fatica, non c’è alternativa. Anche tripla seduta giornaliera: pista, palestra, pista. Partenze da fermo a ripetizione per limare il gap rispetto agli altri: tre decimi fanno tantissimo nell’economia della classifica finale. E poi studio meticoloso dei materiali, prove nella galleria del vento, modifiche dell’assetto in bici, per essere più aerodinamico. Quanti lavori in altura. E quando non era possibile, la notte a dormire in quota e il giorno dopo a lavorare in pista: tre-quattro ore avanti e indietro. Ci ho investito tanto, si.” Giovanni Pallielo che con i suoi 46 anni è l’italiano più “esperto” a salire su un podio (ha vinto la medaglia d’argento) ha dichiarato che si allena 8 ore al giorno e spara più di 60.000 colpi all’anno. Che suddivisi per circa 220 giorni lavorativi, al netto dei sabati, le domeniche e un po’ di giorni di pausa, sono circa 237 colpi al giorno. Tania Caniotto storica medaglia di bronzo nei tuffi alle olimpiadi di Rio, inizia la mattina alle nove, dove si reca in piscina per allenarsi circa un’ora e mezza con pedana facilitante e trampolino a secco. Poi alle undici meno un quarto entra in acqua, dove resta un’altra ora e mezza. Dopo la pausa pranzo, torna in piscina verso le tre, dove fa di nuovo allenamento e piscina, per finire alle sei e mezza del pomeriggio. La cosa sorprendente è che durante un’intervista alla domanda: chi sono i suoi eroi sportivi, risponde: “le cinesi, si alleano il triplo di me, è giusto che vincano loro.” Come vediamo per ottenere risultati bisogna allenarsi tanto e fin qui nulla di nuovo. Nel 2007 K. Anders Ericsson psicologo svedese trapiantato nella Università della Florida, svolge uno studio davvero interessante avvalendosi della collaborazione della Accademia della musica di Berlino. Obiettivo dello studio, capire se è più importante avere talento oppure esercitarsi con disciplina. Il talento viene considerato come una predisposizioni ad eseguire un compito,  per eccellere bisogna esercitarsi “solo” 10.000 ore. Se calcoliamo tre ore al giorno di esercitazione, servirebbero circa 3.333 giorni che suddivisi per 365 giorni all’anno sono poco più di 9 anni. Questo vale per qualsiasi tipo di attività: dal lavoro, allo sport e al successo in generale. Serve comunque fare una piccola e importante precisazione: se io mi alleno per 10.000 ore eseguendo un movimento sbagliato o lavorando in modo poco produttivo, renderò il mio errore automatico senza apporre nessun miglioramento, reiterando quindi l’errore. Per cui per migliorare serve: Esercitarsi in maniera mirata. Avere obiettivi ben precisi e definiti a breve e lungo termini. Fai dei piccoli passi quotidiani, un qualcosa in più che ti porta all’obiettivo che ti sei posto. Essere focalizzati su ciò che facciamo, è raro che si migliori se non si è del tutto concentrati sul compito da svolgere. Bisogna essere sincronizzati corpo e mente. Se mi alleno, lavoro o svolgo un compito con il corpo, mentre con la testa penso ad altro, è difficile credere di migliorare. Mentre fai qualcosa e percepisci di non essere lì con la testa, esegui questo giochetto, fai la telecronaca di ciò che stai facendo, serve a riallinearti e ti riporta la presente, al famoso qui e ora. Richiedere feedback costantemente al tuo allenatore, al tuo manager, al tuo coach. Modifica, migliora, cambia se serve. Soprattutto esci dalla tua zona di comfort. Spingiti oltre i tuoi limiti altrimenti non migliorerai mai. Come un pianista che continua a suonare gli stessi pezzi allo stesso modo per trent’anni. Questa è una ricetta per la stagnazione, non per il progresso. La soluzione non è “impegnarsi di più” ma “impegnarsi tanto e diversamente”. Ecco perché inorridisco quando sento dire: abbiamo sempre fatto cosi! Quindi, se vuoi emergere, se vuoi fare la differenza nella vita, nel tuo lavoro, nel tuo sport, allenati tanto, lavora tanto e mettici entusiasmo. Inserisci varietà nei tuoi allenamenti e nel tuo lavoro, esci dalla tua zona di comfort. Sii curioso. Fai cose che gli altri non fanno. Stupisci e stupisciti. Simone

Quando si capirà che il mental coach è una risorsa e non una medicina, finalmente faremo un passo avanti. Questa figura ancora, in Italia particolarmente, viene vista come risoluzione di problemi e non come quello che veramente è, vale a dire una risorsa per l’atleta e per le persone in generale. Nessun espediente, nessun magheggio, solamente delle tecniche per far emergere il meglio che c’è in ognuno di noi, una crescita dell’individuo in generale. Imparare il dialogo interiore positivo, prima, durante e dopo la gara lo trovo un aspetto fondamentale per un atleta, la mia esperienza sul campo, mi ha insegnato che è proprio questo un aspetto sul quale gli atleti devo lavoro e sul quale, finalmente, anche se a fatica comprendono sia efficace. Questo è solo un piccolo esempio sul tanto lavoro che c’è da fare nell’allenamento mentale che spesso viene travisato e catalogato semplicemente come motivazione. Quello che pensano di fare presidenti e allenatori che per motivare i propri giocatori urlano, battano i pugni sul tavolo, lanciano la borraccia sul muro degli spogliatoi, peggio ancora bestemmiano questo ahimè pensano e fanno. Purtroppo non funziona più, quando il calcio e i dirigenti sportivi lo capiranno, probabilmente anche questo sport con mentalità vecchia farà un passettino in avanti. Nel frattempo lavoriamo con entusiasmo e professionalità, perché molti giocatori se lo meritano, sono giovani e anche loro vogliono crescere, prima come persone e poi come atleti. Simone

Il 2016 per me è iniziato con una bellissima esperienza in quel di Coverciano, sede del settore tecnico e di tutte le nazionali di calcio, maschili e femminili. Qualche tempo fa Lorenzo Faccini, mister dei portieri, con grandissimo entusiasmo mi chiamò per informarmi che era stato ammesso al primo corso di abilitazione allenatori portieri professionista, di prima squadra e settore giovanile a Coverciano. Il corso, primo in Italia con regole UEFA, gli avrebbe dato la possibilità di ottenere un patentino per esercitare non solo in Italia, ma anche in tutta Europa. Il suo desiderio inoltre era di preparare una tesi sulla preparazione mentale del portiere e così, con entusiasmo, abbiamo cominciato a lavorare insieme per realizzare una tesi che potesse essere davvero utile a tutti gli allenatori. “Il portiere del futuro si pre-para a parare con la mente” questo il titolo molto eloquente, che gli ha permesso di ottenere un voto altissimo: 100 su 110, uno dei migliori. Per questo motivo gli vanno i miei complimenti anche perché tra i corsisti c’erano nomi illustri del panorama calcistico nazionale, ossia: Francesco Antonioli (ex Milan, Roma, Bologna, Nazionale, ecc.), Lupatelli (ex Chievo, Roma, Fiorentina, ecc.) Frezzolini (ex Chievo, Atalanta, ecc.) Scarpi (ex Genoa, Cagliari ecc.), a dimostrazione che l’esperienza diretta del ruolo è fondamentale, ma alla base di tutto sta la conoscenza che prima deve essere assolutamente acquisita (ecco una delle finalità del corso) e dopo trasformata in competenza ed infine, fondamentale, trasferita agli atleti tramite una comunicazione efficace. Gli esami si tenevano Lunedì, la mattina l’orale e nel pomeriggio la discussione della tesi. Questo mi ha permesso nei momenti liberi, di poter visitare il centro, il museo del calcio e confrontarmi con alcuni mister della commissione composta da: Spinelli (nazionale A e Genoa) Filippi (Juventus), Petrelli (Hellas Verona) Rapacioli (presidente APPORT e Reggiana Calcio), Di Palma (Ex Nazionale A, Parma, Hellas, Fiorentina, ecc.), Lacara (ex. Palermo, Cittadella, ora tecnico federale), Ferretto Ferretti (direttore Metodologia allenamento sportivo). Il centro è molto bello e ben curato, (come si può vedere dalle foto) impreziosito sicuramente dalle bellissime gigantografie dei successi ottenuti dalle nostre nazionali. Il museo poi, per gli appassionati di questo sport, è un momento di grandi emozioni. Vedere le divise di un tempo, le scarpe che utilizzavano una volta, i palloni con le cuciture belle grosse e sporgenti, le pipe di Bearzot e Pertini ai mitici mondiali del 1982, le divisa di Pelè… Osservare quei palloni, quelle scarpe, quelle divise di lana che nulla hanno a che vedere con quelle extra slim tutto pettorali che indossano i giocatori di oggi, mi hanno fatto venire in mente alcuni degli alibi che estraggono dal cilindro i giocatori di oggi: ho calciato fuori perché il pallone ha rimbalzato male, le scarpe erano strette e mi hanno fatto le vesciche, fa troppo caldo oggi, non riesco a rompere il fiato… ecco a questi giocatori farei provare un solo allenamento con quelle scarpe, con quei palloni, con quelle maglie, probabilmente si renderanno maggiormente conto che bisogna prendersi le proprie responsabilità, evitare scuse e alibi e allenarsi di più e meglio. Un altro aspetto che mi preme sottolineare e del quale mi sono personalmente reso conto, è che solo pochi allenatori sono disponibili al confronto, alla condivisione, sono tutti portatori della verità: loro sanno! Questo è molto distante dal mio modo di vedere. Sia il lavoro che la vita necessitano di un confronto continuo e costante un’apertura mentale che ci permetta di valutare nuove idee, nuove metodologie di lavoro, rispettando quelle altrui. Ahimè queste doti e questa volontà la possiedono in pochi e guarda caso sono quelli che hanno ottenuto risultati veri, senza essere stati raccomandati, sono quelli che hanno la stima dai colleghi, sono quelli che non ti catalogano solo in base a cosa hai vinto o a quanto guadagni, ma ti valorizzano per quello che sei e per quello che fai. Ecco, in questo 2016 io mi voglio nutrire di queste persone, di persone che mi fanno crescere, di persone che non giudicano e apprezzano il pensiero degli altri senza criticare, solo così possiamo evolvere come persone prima di tutto e poi come figure educative (come lo è l’allenatore), per cambiare un sistema che ha la necessità di crescere rapidamente. Rientro quindi che la convinzione che dobbiamo (vogliamo) lavorare per portare qualcosa di nuovo, che ci sono persone e allenatori che come noi vogliono migliorarle e che quindi uno spiraglio c’è! J Rientro inoltre con la grande soddisfazione del risultato ottenuto da Mister Faccini, al quale auguro di cuore di riuscire a centrare il suo prossimo obiettivo che è fare l’ALLEDUCATORE, probabilmente in categorie che gli competono maggiormente. In bocca al lupo mister, a te e a tutti quelli come te, che vogliono portare innovazione e professionalità, nello sport come nel lavoro. Simone  

La scorsa settimana sono stato intervistato del giornalista del Gazzettino Marco Agrusti, in merito alla situazione attuale dell’Udinese. Ringraziandolo per la stima, mi permetto una piccola precisazione sul titolo: la mia non è una ricetta ma semplicemente un punto di vista. Le variabili sono molte e come dico anche durante l’intervista, l’allenatore conosce bene sia i giocatori che l’ambiente e ha sicuramente degli elementi più concreti per trovare una soluzione. Sono certo che l’Udinese riprenderà ad offrire belle prestazioni e buoni risultati, ai propri tifosi nel nuovissimo stadio Friuli. Come friulano e tifoso (un po’ nostalgico di Zico :-)), me lo auguro. Simone